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Lo Yoga e il piede
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Autore Messaggio
NERO
Hotu matua
Hotu matua


Registrato: Jul 23, 2006
Messaggi: 778
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MessaggioInviato: Ven Nov 07, 2008 11:50 am  Rispondi citando

Non vedo l'ora di partecipare al primo incontro di Yoga.
Il tema del Piede.
Bè... che dire.
Siamo sempre in pena per questi piedi doloranti e non ci rendiamo conto di quanto utili siano. Loro che ci portano dove vogliamo, in posti noti e sconosciuti, loro che mostrano le nostre ansie i nostri tormenti.
Un passo alla volta, si dice. Un piede in fallo.
Mi piacerebbe scovare racconti o poesie con il tema del piede.
Chissà cosa ne verrebbe fuori.

Citazione:
Miracoli di ingegneria

Composto da 26 ossa, 31 articolazioni, 20 muscoli, il piede deve assicurare resistenza e mobilità per sopportare il peso del corpo e permettere il movimento dinamico del passo durante la marcia. La funzione statica, così come quella dinamica della camminata, sono assicurate dalla sua forma: il piede è come una volta sorretta da tre archi sostenuti da tre punti di appoggio. L’arco interno, il più lungo, alto e importante, si crea tra le tuberosità posteriori del calcagno (struttura ossea massiccia che può sopportare posteriormente i pesi maggiori) e la testa del primo metatarso (la base dell’alluce che sorregge il peso in avanti). Il secondo, l’arco esterno, si crea sempre tra il calcagno e la testa del quinto metatarso (la base dell’ultimo dito); infine, l’arco anteriore tra le teste del primo e dell’ultimo metatarso. Sotto carico gli archi si appiattiscono e si allungano.


Cavo o Piatto?

I piedi sono le fondamenta del nostro corpo, ma sono forse anche la parte più maltrattata e meno considerata. La nostra civiltà li condanna troppo spesso alla prigione a vita: le scarpe. Imposte, più che proposte, dalla moda - specie femminile - le scarpe somigliano sempre più a delle gabbie di cuoio o gomma che impediscono al piede di aprire le dita, in particolare l’alluce, distruggendo la coordinazione naturale delle articolazioni. Gli archi si schiacciano, il piede diventa un ammasso informe di muscoli e articolazioni sotto spasmo. I tacchi alti, poi, riducono la mobilità articolare della caviglia e provocano una maggiore pressione sulle dita, creando uno squilibrio in avanti del bacino (dovuto alla trazione sulla parte anteriore della gamba e sulle pieghe inguinali) causa frequente di mal di schiena. A ciò si aggiunge il suolo artificiale, privo di asperità, su cui in genere camminiamo usando suole molto spesse. I movimenti di adattamento delle volte plantari alle irregolarità del terreno sono assenti e i muscoli che le sostengono finiscono quasi per atrofizzarsi. I difetti più comuni legati a uno squilibrio delle volte plantari sono il piede “cavo” e il piede “piatto”, quest’ultimo assai più diffuso del primo. Si parla di piede “cavo” quando si verifica l’accentuazione dell’arco plantare. Il piede diventa in questo caso molto rigido e possono prodursi dolori e disturbi artrosici alle ossa, spesso la tensione si diffonde alla parte superiore del corpo e causa affaticamento. Tutti i muscoli che si inseriscono nella concavità della volta, in particolare il tibiale posteriore, i peronei e i flessori delle dita sono molto contratti. Diverso, invece, è il caso del piede “piatto”.

Questa conformazione è comune a tutti al momento della nascita. Gli archi cominciano a delinearsi con i movimenti di prensione delle dita del piede nel neonato e si completano con l’acquisizione della posizione eretta e della marcia. In genere, chi soffre di questo squilibrio non lamenta alcun disagio a livello del piede, i problemi tendono a localizzarsi più in alto: ginocchia, bacino e parte lombare della colonna vertebrale. L’abbassamento della volta plantare è dovuto al cedimento dei suoi mezzi naturali di sostegno, muscoli e legamenti; nello specifico, nella maggior parte dei casi, a un’insufficienza muscolare del peroneo lungo e talvolta del tibiale posteriore. Spesso i modelli di squilibrio del piede cominciano nell’infanzia, nel caso del piede “cavo”. L’ambiente circostante è percepito come minaccioso e aggressivo, si tende perciò a essere in uno stato di tensione costante e a essere sempre sul punto di scappare, i piedi e le gambe diventano ipertonici e carichi di tensione. Chi, invece, presenta il piede “piatto” non si sente abbastanza sorretto da un ambiente che sembra diventare sempre più faticoso da reggere: i piedi in questo caso “somatizzano” cedendo e sprofondando. Lo yoga, come la vita, è una via che ci può portare alla realizzazione: piedi forti ed elastici potranno forse permetterci di percorrerla senza incespicare.

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unicorno
naufrago
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MessaggioInviato: Ven Nov 07, 2008 7:04 pm  Rispondi citando

Istituti londinesi adottano la riflessologia come medodo pedagogico-terapeutico

Massaggi ai piedi nelle scuole
'Così aiutiamo i bimbi indisciplinati'
di MARCO PASQUA


BAMBINI indisciplinati? Le scuole inglesi scelgono un nuovo approccio al problema: la riflessologia plantare. In alcuni istituti del Regno Unito, infatti, gli alunni discoli saranno sottoposti ad uno speciale massaggio ai piedi, eseguito secondo i principi di questa terapia. L'obiettivo è quello di favorire la concentrazione e aiutarli a essere più tranquilli. L'insolito progetto, unico nel suo genere, sarà curato dalla "Bud-Umbrella", un'associazione che offre terapie alternative per migliorare la qualità della vita di adulti e bambini.

A sceglierla è stato il distretto di Lambeth, nella zona sud di Londra, guidato da esponenti del partito laburista. Un investimento, per il 2009, da 90mila sterline (115mila euro), che permetterà di testare questi massaggi sugli alunni più piccoli di 13 anni. In tutto saranno coinvolte 60 scuole elementari e 14 medie. Secondo la Bud-Umbrella, la riflessologia può "aiutare a liberare i blocchi di energia", "calmare gli istinti aggressivi, migliorare le capacità di ascolto e concentrazione". Infine, riesce a guarire dal mal di testa e dai problemi di sinusite. Ma non mancano i detrattori al progetto, anche tra gli esponenti del Parlamento britannico.

... Il nostro obiettivo, comunque, è quello di andare alla radice di questi problemi comportamentali, perché prevenire è meglio che curare". La riflessologia, che ha origini antiche (egizie e cinesi), prevede la manipolazione di alcuni punti predefiniti, collocati sulle mani e sui piedi. Così facendo, gli esperti sostengono di riuscire a "sbloccare l'energia" e ad aiutare il corpo a ritrovare il suo equilibrio. Viene spesso usata per alleviare i dolori. Non pochi medici tradizionali, comunque, non le attribuiscono queste facoltà e sottolineano che per esercitare la riflessologia non siano necessarie particolari qualifiche.

(3 novembre 2008)
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unicorno
naufrago
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MessaggioInviato: Ven Nov 07, 2008 10:54 pm  Rispondi citando


a proposito ecco l'indirizzo del seminario yoga e piedi
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unicorno
naufrago
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MessaggioInviato: Lun Nov 10, 2008 9:16 am  Rispondi citando

é andata bene!
stamattina canticchiando ho fatto queste riflessioni su questa benedetta e agognata stabilità.
Mi sono immaginato in movimento.
Stabilità
E' il futuro come possibilità e progetto e non fuga o paralisi.
E' la sicurezza del proprio spazio nè torre nè impero, ma porto per futuri viaggi e eterni ritorni.
E' il piacere di stare qui e ora senza fughe nel futuro o sepolture nel passato.
E' sentirsi capaci di piantarsi a terra e sostenere gli altri, con leggerezza.
E' il sentire scorrersi dentro la linfa della vita.

...

e voi, che avete fatto il seminario, che ne pensate?
ho molto piacere e curiosità di saperlo.
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NERO
Hotu matua
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MessaggioInviato: Lun Nov 10, 2008 9:25 am  Rispondi citando

io stamattina carico anche qualche foto nella gallery .
Ps unicorno: mi mandi del materiale?
Gallery Seminari
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Lilla
naufrago
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MessaggioInviato: Lun Nov 10, 2008 12:37 pm  Rispondi citando

Come affermato da Lewin: “Il gruppo è un tutto non riconducibile alla somma dei suoi componenti.Il gruppo diventa qualcosa di più della somma dei singoli individui, ha una struttura propria, fini peculiari e relazioni particolari con altri gruppi” (Lewin, 1951).
Ciascun partecipante a un qualunque gruppo di lavoro, contribuisce ad arricchirlo attraverso ciò che porta con sé ed offre nell’esperienza di condivisione gruppale (aspettative, richieste, bisogni, desideri, energia).

Anche io partecipando a questo seminario di yoga ho dato e ho ricevuto qualcosa, per questo ringrazio tutti.
Credo fermamente nell’esperienza di condivisione gruppale, in quanto l’energia che fluisce all’interno di un gruppo è molto forte, coinvolgente, unificante, ed in questo caso peculiare mi è sembrato che l’obiettivo che ci unisse tutti fosse il raggiungimento di una maggiore stabilità psico fisica catalizzatrice di maggior benessere.
In questo primo incontro di yoga, infatti il tema che ci ha accompagnati è stato quello della Stabilità psico fisica, la quale è una risorsa che ci è sempre più richiesta dalla società in cui viviamo, di cui spesso non disponiamo in quantità giusta per poter mettere in atto delle strategie di coping situazionali. (Se mi sento più stabile ed equilibrato riesco ad avere fiducia in me stesso e nelle scelte che faccio)

Il lavoro è stato distribuito in maniera equa, dando la possibilità ora al corpo di lavorare tramite l’aderenza dei piedi alla terra per il raggiungimento di una maggiore stabilità fisica e ora alla mente di esercitarsi per sviluppare maggiore concentrazione, dirigendo l’attenzione alla postura e all’ascolto di sé.

I vari esercizi sono stati ben intervallati da interessantissime “lezioni” informative, mediante slide,
riguardanti la stabilità, a partire dai piedi come base sicura, come radici salde da cui il corpo trae energia e stabilità, o come parti del corpo dotate di possibili punti riflessologici su cui intervenire per curare i propri organi interni, partendo da un excursus storico rispetto ai primi studiosi che hanno scoperto e si sono occupati della riflessologia plantare.

Alla luce degli studi effettuati sin ora (frequento l’ultimo anno specialistico in psicologia clinica e di comunità) il tema della stabilità mi riporta alla mente ciò che Winnicott definisce come Area Transizionale, spazio intermedio tra soggettivo e oggettivo, tra interno ed esterno o come lui stesso scrive tra “gioco e realtà”.
Ma la stabilità mi fa pensare anche agli insegnamenti di Freud rispetto all’importanza dell’equilibrio tra Principio di piacere e Principio di realtà per poter vivere in maniera sana senza sviluppi psicopatologici che si possono manifestare a causa di eccessivo contatto con se stessi e scarso senso di realtà (psicosi) o viceversa come affermato da Winnicott eccessivo adattamento alla realtà e scarsa relazione con le parti più intime e profonde di se determinando la formazione di un falso se patologico.

Dunque credo che per stabilità bisogna intendere quel giusto equilibrio tra le parti interne di se e la realtà esterna, quindi tra l’Es, che ci vorrebbe più impulsivi, e l’Io, che ci aiuta a guardare anche alla realtà; ma anche la ricerca di quell’equilibrio tra passato (che ci tormenta) e presente (che ci sfugge).
Solo attraverso il raggiungimento di una maggiore stabilità psicofisica si può ottenere una maggiore percezione di se, un maggior senso di radicamento alla propria terra (cultura) e allo stesso tempo concedersi la possibilità di volare liberamente attraverso l’immaginazione pur sapendo di poter ritornare con i “piedi” a terra perché le nostre radici ci tengono stabili ma in movimento.
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BRADAMANTE
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Registrato: Nov 11, 2008
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MessaggioInviato: Mar Nov 11, 2008 11:28 am  Rispondi citando

Stabilità - In piedi ... verso

Sarà forse per la sonorità dura e percussiva della parola (stare, istemi).. che sembra diramare un “altolà” … (stai fermo! Non ti muovere! Resisti! Stringi i denti! etc etc). Certo è che quando si pensa alla stabilità viene fuori la sensazione di uno che resta dritto e piantato come un albero nel bel mezzo dell’infuriare di una burrasca.
“Eppur si muove!”.. direbbe… non ricordo chi … (forse Galilei!).
Perché l’albero a ben pensarci, intanto si muove (come tutto l’universo, peraltro). Si allunga giù con le radici adattandosi alle asperità della roccia sottostante e .. di sopra.. se ne va bel bello nell’aria a sollevare o torcere il tronco, a spingere i suoi rami , a rigirare le foglie al sole.
E dunque si muove, tutto contento di come va la vita.
Perché lui - l’albero – non ha il problema di confondersi.
Dio, quando ha fatto la creazione , ha deciso che non dovesse avere il libero arbitrio. E meno male! Ve lo immaginate un limone depresso che, colpito da una crisi di identità volesse provare a fare mele o – ancora peggio - a correre come un cavallo? Abbiamo già abbastanza problemi con gli uomini. Infatti io credo che Dio abbia fatto una cosa giusta. Almeno il limone del mio giardino e il mio cane Nefer sanno già per istinto in quale direzione andare e, per quel che io vedo, mi sembrano felici della loro vita.
Già, perché io penso che se sapessero ridere, ci segnerebbero … a dito (“a ramo”, “a zampa” n.d.r.) tutte le volte che ci vedessero “ingrippati” nel groviglio informe delle nostre confusioni: quando perdiamo il senso delle cose veramente importanti, quando perdiamo noi stessi, quando andiamo a vento senza direzione, in una parola : quando perdiamo la stabilità.
Mi immagino … giù, risate da matti: il limone accasciato su sé stesso mentre dimena i rami e il mio cane a rotolarsi nel prato a pancia all’aria.
Allora io dico: se Dio ci ha fatto il bel regalo del libero arbitrio, almeno avrebbe potuto dare un po’ di ironia al limone e al cane. Così almeno mi avrebbe alleviato la faticosa ricerca del senso dell’esistenza: vedere il limone e il cane che si sbellicano dalle risate quando faccio cazzate mi avrebbe aiutato nell’autoriflessione… se non altro per mantenere un po’ di dignità umana.
Dunque la stabilità non c’entra niente con lo stare fermi visto che di fermo non c’è nulla. Il punto è proprio qui: mettere insieme stabilità e direzione.
Perché in verità il limone del mio giardino è cresciuto anche con qualche stento a causa del clima un po’ troppo umido di Quarto, a volte ha dovuto sopportare qualche gelata invernale e, durante l’estate è stato infestato dai parassiti che gli facevano accartocciare le foglie. Quindi ha pure i suoi problemi a cui fare fronte. Tuttavia gli è chiara la sua direzione di vita: che le sue radici vanno giù e i rami su; che produce limoni e che se non sta troppo bene, gli conviene mettersi in stand-by e non fruttificare.
Non va dallo psicologo per sapere cosa debba fare, né viene a fare il corso di Yoga.
Proprio per far fronte a questa differenza – appena in piccola misura, certamente- abbiamo fatto un seminario di Yoga sulla stabilità e, tanto per interrogare subito la natura con la sua legge di gravità abbiamo studiato quella parte del corpo che Dio ci ha dato quando ha deciso che ci saremmo messi in posizione eretta: il piede.
Siamo andati in giro per la palestra a camminare sulle punte, sui talloni, sul lato esterno, interno; abbiamo provato a farli diventare prensili come quelli delle scimmie. Uniti, divaricati, a 45 gradi, sfalsati danno una percezione diversa della stabilità fisica. Se poi uno li mette in assetto corretto con la rotazione delle ginocchia, allora è una favola…. non ti smuove nessuno! Li abbiamo interrogati dall’interno con il rilassamento o in posizione eretta immaginando di avere le radici. Li abbiamo guardati ben bene e, dopo aver capito che senza saperlo avevamo nelle scarpe una carta d’identità, li abbiamo massaggiati a vicenda con olii profumati.
Per forza di cose, alla fine, un po’ più di stabilità ci sarà stata per tutti , i piedi ci sembravano più simpatici e forse ci sarà pure dispiaciuto rimetterli nascosti nei calzini e nelle scarpe.
Ma di certo se uno ha capito bene come mettere i piedi per terra e infilare un passo dopo l’altro per marciare sicuro , dovrà pure decidere bene dove vuole andare visto che, come abbiamo già detto, restare fermi è praticamente impossibile nella nostra dimensione spazio- temporale.
E qui sta la questione del libero arbitrio. Sta la questione del Bene e del Male, del Paradiso e dell’Inferno. Ma non di quello dantesco né di quello di cui mi parlavano al catechismo.
Quando è che uno “sta in Paradiso”? quando è assolutamente d’accordo con sé stesso e con la sua direzione, quando è pienamente in contatto e in armonia con quello che sta facendo, quando in virtù di queste condizioni può voler bene agli altri perché non ha bisogno di difendersi né di attaccare. E se qualcuno dissente, va bene lo stesso. Si può benissimo essere d’accordo di essere in disaccordo.
Solo un piccolo non trascurabile particolare: Dio non ha messo nessuna segnaletica per il Paradiso. Semmai nel cammino della storia umana ci ha mandato qualche saggio la cui vita ci fosse da esempio. Ma di sicuro ci ha dato tutto quello di cui abbiamo bisogno per capire la direzione del Paradiso: il corpo, la mente, il cuore.
Forse ci chiede lo sforzo, passo dopo passo, di ricercarla.
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carmen
Rapa Nui
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MessaggioInviato: Mar Nov 11, 2008 8:15 pm  Rispondi citando

Accolgo l'idea del racconto, come una sfida.
Sul tema, io ricondurrei tutto all'energia. Quando si trova l'equilibrio, mettendo in giusta lotta le energie positive e quelle negative, stabilità diviene un concetto fecondo.
Ho una grande considerazione per i piedi. Nelle mie scaripiere esistono quasi solo stivali. Se i piedi stanno male, scomodi, ristretti, pericolanti, mi sento debole. Non sono ancora pronta per i tacchi... Razz
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NERO
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MessaggioInviato: Mer Nov 12, 2008 7:44 pm  Rispondi citando

inserisco qui i link per i documenti del primo incontro.

Esercizi Di Meditazione

I Piedi Miracoli di Ingegneria

Slides I Piedi e Riflessologia 1

Slides I piedi e Riflessologia 2
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NERO
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MessaggioInviato: Gio Nov 13, 2008 8:46 pm  Rispondi citando

ho inserito una pagina con i documenti di Yoga in download

Documenti Yoga

in rete ho poi trovato questo video sul massaggio ayurvedico dei piedi

Massaggio
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Lilla
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MessaggioInviato: Sab Nov 15, 2008 2:46 pm  Rispondi citando

grazie Nero per aver messo anche questo video sul massaggio al piede, oltre al materiale che abbiamo usato al seminario di yoga.

questo sito comincia a piacermi Very Happy
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carmen
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MessaggioInviato: Mar Nov 18, 2008 5:03 pm  Rispondi citando

Grazie molte.
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unicorno
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MessaggioInviato: Mer Nov 19, 2008 2:01 pm  Rispondi citando

Grazie del materiale da scaricare.
voglio condividere queste riflessioni post-seminario

Piede rigido, corpo instabile
Iniziamo ad affrontare questo tema lavorando sul nostro corpo. Ci poniamo l’obiettivo dell’aderenza dei piedi alla terra. Ci scontriamo subito con l’ostacolo della rigidità del piede, soprattutto il dorso, e delle caviglie. Il piede è insensibile, non sente il terreno, non ha intelligenza, è stato dimenticato. Ce ne ricordiamo raramente se fa male o se è freddo. Immaginiamolo come una mano, massaggiamolo, torciamolo, spremiamolo, pieghiamolo. Sbattiamolo per terra, camminando solleviamoci sulle punte, sul tallone, sul lato esterno, sul lato interno, imitiamo Charlot, imitiamo Jerry Lewis.
Ora li sentiamo i piedi. Li abbiamo resi attivi, attori non spettatori della nostra vita.
Rendiamoli prensili, prendiamo la terra. Stabili sul tallone prendiamo il pavimento con l’alluce. E già ma perché l’alluce è il più grosso? Grazie a lui abbiamo compiuto il miracolo della postura eretta: 175 cm di corpo che poggiano e si muovono su 42 cm. Leonardo da Vinci parlava appunto del piede come un capolavoro di ingegneria.
L’alluce ha una grande importanza, confrontabile con l’opponibilità de pollice nella mano. L’alluce serve a dare tonicità all’arco plantare principale, quello che va dall’alluce al tallone. L’appiattirsi di questo arco è causa e conseguenza del graduale prolasso dei muscoli interni della coscia e della gamba e compromette pesantemente la postura. Te ne accorgi guardando il tuo ginocchio che anziché cadere sul centro del piede corrispondente, spesso “pende” verso l’interno. E, fuori asse, lo sforzo nel movimento cresce e alla lunga muscoli e tendini si danneggiano.
Alleniamoli questi alluci ed il piede comincia a divenire elastico e forte. La nostra postura migliora, la colonna vertebrale può distendersi verso l’alto. Salute quindi.
Solo questo? In realtà l’aderenza del piede alla terra è segno che stiamo assecondando la forza di gravità: 30 km di atmosfera sulla nostra testa, per quanto aria, un peso ce l’hanno. Eppure noi spesso ci ostiniamo a sostenerlo con i muscoli delle spalle e del collo anziché usare la forza del piede come ci suggeriscono quei 4-5 milioni di anni che come specie abbiamo attraversato per arrivare alla postura eretta.
A volte mi piace immaginare il piede che cambia forma man mano che, nell’evoluzione, il piede artigliato della scimmia diviene il nostro con quelle unghie sopra le dita, utili ancora a proteggerle dagli urti e dai graffi causati dalle asperità del terreno, ma certamente inutili per graffiare.
La presa salda della terra ci spinge verso l’alto, naturalmente: camminare diventa più facile. Immagino l’eleganza armonica dei Watussi: mi viene il fondato sospetto che la vita apparirà più leggera.
Sicuramente i liquidi che circolano nel corpo da questa armonia con la forza di gravità hanno giovamento; gli organi interni lavorano tranquillamente senza quegli strani blocchi determinati dalle nostre rigidità muscolari. La vita fluisce sicura dentro di noi.
E nei piedi abbiamo pure il monitoraggio continuo di questo processo. Quella carta di identità dinamica (aggiornata in tempo reale) che ci ha svelato il nostro incontro con la riflessologia plantare.
A questo punto, vita leggera,vita fluida. I miei piedi mi diventano preziosi, gioielli di famiglia.
Ma non finisce qui. Se il corpo instabile è anticamera di malattia, pensiamo che la nostra mente, su questa barca sbattuta dal vento della quotidianità, ci stia bene?
Viene subito il sospetto che la percezione sia falsata: l’ambiente circostante è percepito come minaccioso e aggressivo. Si tende perciò a vivere in uno stato di tensione costante. Allora falso il mio rapporto con due dimensioni dell’ambiente: lo spazio e il tempo.
Continua 1 parte

La percezione falsata dello spazio – 2 parte.
La percezione falsata del tempo – 3 parte.
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NERO
Hotu matua
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MessaggioInviato: Mer Nov 19, 2008 6:50 pm  Rispondi citando

Leggendo i vostri interventi (Lilla, Unicorno, BRADAMANTE) io penso di essere una mente che cerca di strisciare nel mondo. La fiducia che nutro nel mio corpo è quasi zero, la mia mente non riesce ad indagare sui perchè e i come, si affeziona alle narrazioni, alle nozioni tecniche, ma i perchè proprio non li vuole accettare.
Come il bruco, che striscia sul ventre sulla foglia, per poi divenire crisalide e trasformarsi in farfalla.
Ma il bruco e la farfalla saranno poi lo stesso inviduo?
Potranno poi sapere di essere stati la stessa cosa?
Il cammino, la ricerca, la conoscenza, accetto di intraprendere questa strada, in maniera troppo mentale forse, perchè so che fa bene, so che è salutare, ma quanto il mio corpo, il mio io, mi seguirà in questa impresa?
Mi è molto piaciuto leggere i vostri interventi, siete persone che pensano a quello che fanno, io cerco di fare, spesso senza essere nella cosa che faccio, ma cercandone i vari benefici (e per me è già un beneficio lavorare in un gruppo, accettare tutti e il contatto con tutti), desiderando, in modo errato lo so, dei risultati immediati.
Ora vorrei essere in grado di vivere nel modo da voi indicato: con stabilità.
In equilibrio.
E se ci riuscirò allora avrò tante persone da ringraziare, e voi con gli altri, e Lilla più di tutti.

Citazione:
« Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. » (Giovanni 13,12-15)

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Ultima modifica di NERO il Mer Nov 19, 2008 9:06 pm, modificato 2 volte in totale
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carmen
Rapa Nui
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MessaggioInviato: Mer Nov 19, 2008 7:31 pm  Rispondi citando

Nero, non mi colpevolizzerei troppo per il fatto di desiderare tutto subito. Il desiderio corre prima di ogni altro stimolo, si tratta di dosare le energie e lavorare sul perché desideriamo. E' un discorso sulle energie, mi sono intortata, ma insomma, io ho avuto qualcosa subito, quando...non l'ho cercata. Elementare e forse banale.
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