Apro ora questo topic sull'incontro di Yoga del 25 Gennaio 2009, il cui tema è stato la VITALITA'.
Il programma sviluppato nei due incontri, di sabato e domenica, è stato:
· Sciogliere il bacino e armonizzare i muscoli addominali e lombari.
· Spingere il diaframma verso il basso per abbassare il baricentro e accrescere la pressione vitale
· Indirizzare la mente alla benevolenza verso sé stessi come primo passo verso la volontà di interagire positivamente verso l’esterno.
Vi invito a inserire il vostri commenti al tema della VITALITA'!
Cercando in rete ho trovato questa bella definizione di VITA, da wikipedia:
Citazione:
la capacità di contrastare l'entropia mantenendo quindi l'omeostasi in un ambiente interno ben distinto dall'universo esterno, al fine di favorire le reazioni chimiche vitali e mantenendo costante nel tempo la propria struttura fisica;
Lo yoga e la vitalità
Comincio dalla fine, anche se credo sia poco facile da esprimersi verbalmente ciò che ho esperito in questi due giorni in cui ho partecipato a questo seminario di yoga sulla vitalità. Ebbene stamattina quando mi sono svegliata, ho sentito, credo per la seconda volta in vita mia (dato che la prima è stata quando ero incinta) la mia pancia, i miei organi interni che mi parlavano, mi ringraziavano per avergli dato uno spazio per esprimersi. È iniziato così un dialogo tra me ed i miei organi, ci siamo presentati, abbiamo fatto amicizia, ci siamo lamentati rispetto ad un problema che vivo da anni, la stipsi, che vi assicuro è un disturbo che non investe solo il campo fisiologico, ma si estende anche a quello emotivo e mentale. Dopo questo incontro con i miei cari amici organi addominali, mi sono andata a riguardare un po’ i momenti che per questa esperienza ho voluto immortalare, facendo delle foto, fortuna che ci sono loro!, le foto ci permettono di ricordare, rivedere, definire il telos di tutta l’esperienza fatta, ricostruire un senso a posteriori, facendo anche un confronto rispetto alle aspettative che ciascuno ha dentro quando ci si predispone a fare un incontro di questo tipo.
Ora però torno un po’ indietro; durante la notte che precedeva il sabato del 24 gennaio, ho fatto un sogno, ora capirete che per me comunicare attraverso i sogni è fondamentale, con i miei sogni dico tanto a me stessa quando sono sveglia, dico tanto anche a chi mi vuole conoscere, chi mi sta accanto e mi ascolta, come mio marito, ho un buon rapporto con il mio preconscio. Ecco il sogno non ha un’ambientazione precisa, e neanche interessa saperla, ciò che mi è rimasto di questo sogno è la sensazione di attesa, mi sentivo curiosa, alla ricerca di qualcosa, della mia vitalità, della mia forza, quali risorse, quante risorse, mi chiedevo. Durante tutto il sogno non sono riuscita a darmi una risposta, nulla di concreto, preciso, misurabile. Solo l’attesa di ciò che sarebbe accaduto nella realtà il giorno successivo. La mia predisposizione rispetto a questa esperienza era positiva, c’era apertura da parte mia, soprattutto dopo lo scorso incontro, sulla stabilità, a seguito del quale è iniziato in me un percorso di ricerca interno che mi ha fatto fare qualche passettino avanti, nei confronti della mia benevolenza.
Sono arrivata sabato pomeriggio all’incontro, un po’ ansiosa, perché oltre alla positiva disposizione del mio animo nei confronti dello yoga, e di questo specifico incontro, mi era stato assegnato un “compito”, dato che, in quanto studentessa di psicologia e tirocinante presso un servizio UOMI dell’ASL NA2, sto affinando la mia tecnica di osservazione. Ecco il mio compito sarebbe stato quello di osservare le dinamiche in questo gruppo di lavoro. Sebbene ansiosa, ho cominciato un po’ a guardarmi intorno, ho cercato di sentire non solo me stessa ma anche l’energia che fluiva nel gruppo, prima, durante e dopo gli esercizi svolti insieme. Questo atteggiamento di apertura mi ha permesso di porre maggiore ascolto: di me, di me nel gruppo e delle persone con cui ho interagito.
C’e da dire che il clima che si vive, sempre, a casa di Giacomo, e quando si fa l’incontro di yoga in modo particolare, è molto caloroso, familiare, gioioso, insomma si sta bene, si pensa bene e ci si vuole bene. Infatti credo che nessuno come loro (Giacomo e Flavia) mi abbiano insegnato prima a sorridere in maniera così piena e autentica.
Ma ora veniamo al gruppo. Durante il primo giorno eravamo 14 persone. Inizialmente non si parte gia caldi ma ci vuole un po’ di tempo prima di riscaldarsi, non solo fisicamente, lì forse bastano pochi minuti, mi riferisco invece all’aspetto emotivo, quello emerge sempre con un po’ di reticenza anche se si è in un ambiente ricettivo, si fatica un po’ ad esprimersi, o forse si ha bisogno di tempi soggettivi e a volte anche lunghi per poter concedersi un po’ di sana fragilità. Per questo motivo credo che il fatto di concentrare l’attività seminariale in due giorni consecutivi, e la possibilità di darsi anche altri spazi di condivisione gruppale (cena, colazione, pranzo) siano del tutto attinenti all’obiettivo da raggiungersi, ossia una maggiore benevolenza verso sé stessi. Il seminario è infatti correttamente organizzato, le attività si sposano bene tra loro, ci sono momenti di lavoro fisico, e meditativo, pause in cui ciascuno può scambiare in maniera informale qualche chiacchiera con gli altri del gruppo, momenti teorici, momenti in cui si apprendono tecniche e si attuano massaggi, momenti di rilassamento con visualizzazione rivolta verso l’interno.
Andiamo per ordine di attività svolte; con Giacomo abbiamo fatto scioglimento del bacino e tonificazione dei muscoli addominali e lombari. Complessivamente mi è sembrato che tutti lavorassero in maniera attenta e seria nonostante il clima fosse giocoso e spontaneo.
Ho notato che, rispetto allo scorso incontro (in cui c’erano altre persone) questa volta c’è stata un’ omogeneità di fondo, in cui non apparivano grosse discrepanze tra i soggetti partecipanti agli esercizi. Tutti sono riusciti a scogliere il bacino e a prendere maggior consapevolezza dei propri muscoli lombari, che di solito sono appesantiti dalla postura scorretta, che spesso per motivi vari teniamo.
Alexandro e Silvia ci hanno presentato la Psicologia funzionale che nasce nel 1968 presso l’istituto di Psicoterapia funzionale di Napoli, mostrandoci gli obiettivi di questa disciplina integrata piuttosto recente. Secondo questo approccio la persona è vista nella sua interezza attraverso le varie funzioni organizzate in quattro grandi aree: Cognitivo–Simbolico (razionalità, ricordi, fantasie) Emotivo (emozioni, affetti, motivazioni) Fisiologico (sistemi e apparati interni) Posturale (movimenti, forme del corpo, posture). In ogni funzione è l’intera persona che si esprime. Il modello funzionale permette di precisare le interazioni tra i diversi piani del sé, inoltre un sé è ben integrato se c’è un buon equilibrio tra le 4 aree. Questo modello ci permette di guardare alla persona nella sua complessità senza mai scindere il piano corporeo da quello mentale-emotivo.
Flavia ci ha proposto un gioco in cui tutti noi del gruppo siamo stati inviati a fare amicizia con la nostra voce ascoltandola attraverso la tecnica del telefono, con questo gioco abbiamo potuto “chiamarci”, nel modo che più autenticamente è venuto fuori non dalla nostra voce razionale ma da quella che è legata ai nostri vissuti interni. Questa attività ci ha posto di fronte a quei noi stessi che siamo stati, rispetto ai ruoli che abbiamo avuto in passato, il ruolo di figli, o ci ha proiettati verso nuovi ideali, una sorta di “risveglio” per citare Michela.
Il gruppo, che è formato da varie persone, alcune abituate a fare questo tipo di esercizi e altre che invece hanno approcciato per la prima volta all’attività, è riuscito a dare dei buoni risultati in termini di impegno e partecipazione. Alcuni soggetti sono arrivati all’incontro con un carico eccessivo di stress, altri, molto sorridenti e con tanta voglia di dare e ricevere qualcosa di buono, altri ancora avevano voglia di darsi una possibilità di ascolto o semplicemente viversi un momento per sé oppure, anche chi appariva più silente, o più comunicativo, ha colto l’occasione per giocare con sé stesso e allontanarsi almeno momentaneamente dai problemi personali. Anche chi inizialmente sembrava voler “giocare” entro i limiti, ha poi pacatamente modificato il proprio atteggiamento.
Il giorno successivo, sono state con noi anche altre persone. Una di loro dopo aver svolto un esercizio di rilassamento condotto da Silvia, ha dato ascolto alla propria emotività condividendola col gruppo e donando questa parte di sé ha aperto la strada anche a nuove commozioni e ricordi che il giorno precedente non erano emersi così esplicitamente. C'è stato chi ci ha raccontato che la voce che dal suo interno era emersa il giorno precedente, era quella di sua mamma che è morta da due anni, “una voce che a rifarla neanche ci riuscirei, ma che in ogni caso mi manca tantissimo” ci racconta commossa.
[...] è arrivata un pò tardi perchè veniva da lontano ma noi tutti siamo stati felici della sua, seppur breve, partecipazione perchè questo credo possa bastare a farci e a farle capire quanta vitalità ha dentro, quanta voglia di darsi ascolto e di "giocare" porta con sè, nonostante alcune volte appaia un pò intimidita dalle situazioni.
La mia sensazione dopo il massaggio pelvico è stata quella di una nuova nascita, mi sentivo come un neonato, piccola piccola e da coccolare, così il mio compagno di gioco (e di vita) mi ha fatto esperire la gioia di ricevere delle calde carezze proprio come un “genitore sufficientemente buono” fa col proprio figlio per farlo sentire ben accolto, “contenuto nelle braccia e nella mente” (Winnicott); desiderato perché esiste, e credo che questo basti affinché tutti possano dire SI’ alla vita.
Questo e tanto altro emerge quando in un gruppo si lavora bene insieme, e nel gruppo sulla vitalità ciascuno ha dato voce o espressione alla propria vitalità.
La mia vitalità ce l’ho già dentro, e ciò che ho scoperto ancora una volta è che grazie all’energia che si mette in moto quando si lavora insieme la via per la serenità e la benevolenza è facile a raggiungersi.
Ultima modifica di Lilla il Mer Gen 28, 2009 1:31 pm, modificato 2 volte in totale
Adesso, però, se permettete, avrei una domanda:
ma quando fate questi incontri -- sì, insomma, questi incontri di yoga -- voi vi toccate?
(A giudicare dalle foto, direi di sì. Ma meglio chiedere.)
Cioè: entrate fisicamente in contatto tra di voi?
Beh, almeno per me, è un più che valido motivo -- anche questo empatico, cioè: non razionalizzabile -- per non partecipare a questi incontri.
(Ma, così dicendo, rispondo all'invito, di Lilla, rivolto al sottoscritto e a Mimmo, a partecipare a questi incontri.)
Francesco, non puoi valutare se ci si tocca e quanto ci si tocca facendo un seminario di yoga, solo dalle foto.
sarebbe riduttivo pensare che si fa solo quello!!
Comunque ho capito cosa intendi, rispetto alle tue difficoltà nel relazionarti fisicamente alle persone.
Non era facile neanche per me qualche tempo fa, ma ora credo di essere giunta ad un livello di consapevolezza corporeo e un'accettazione del mio corpo, per cui riesco a relazionarmi in questo modo.
Non vorrei essere insistente, credo però che almeno una volta dovresti provare; magari il contatto fisico ti spaventa solo in fantasia.
No, vabbe', ma sì -- d'accordo, certo -- è come dici tu:
non si farà solo questo, a questi incontri di yoga!
(Cioè: toccarsi.)
Però, ecco, io mi immaginavo una cosa tipo: tutti seduti, tranquilli, in ginocchio -- o, al massimo, con le gambe incrociate -- magari un po' di stretching, un po' di corsa sul posto, ma, soprattutto, una generale, beatificante intonazione di "Ooommm...")
Poi scrivi: le "tue difficoltà nel relazionarti fisicamente alle persone".
Mah!
Adesso, messa così, sembra chissà cosa.
Forse è un po' esagerato.
(O forse ho dato modo io di farltelo pensare così, in maniera così esagerata, data la mia domanda nell'intervento precedente.) (Ma qui mi fermo. Se no entriamo in paranoia. E, si sa, il problema non è essere paranoici: il problema è essere *abbastanza* paranoici.)
Comunque, si tratta di un discorso che sto approfondendo...
(Ho ripreso in mano i testi di Kay R. Jamison e di Marya Hornbacher che ho frequentato un po' di anni addietro...)
Ad ogni modo, comunque, non credo che verrò.
(Grazie lo stesso per l'invito.)
E, dopo tutto, no.
Il contatto fisico non mi spaventa "solo" in fantasia. (E non si tratta nemmeno di spavento.) (Provo una certa sensazione -- una sensazione che io mi sento di definire "fastidiosa" -- quando avviene. Quando, insomma, c'è. Ma, forse, si tratta di chiraptofobia.)
(Però, vedi, cara Lilla, a questo punto, per continuare il discorso, io dovremi mettermi, qui, a elencare tutte le "tipologie" di contatti fisici che mi fanno provare questa certa sensazione, e con quali persone mi capita di provarla, e durante quali circostanze ecc. ecc., e, insomma, non mi pare proprio il caso.)
La sensazione che ti aspetti di provare facendo un'esperienza di yoga, è solo un'idea, un ideale.
Tu non saprai mai qual'è il vissuto che un "contatto" del genere può offrirti, quale fatidio, che intensità di fastidio, o altro...
puoi immaginarlo, le tue aspettative potrebbero avvicinarsi notevolmente a quella che poi sarebbe la reale esperienza, ma non lo saprai finchè non proverai.
Ed allora, solo allora, potrai dire cosa hai provato, anche in relazione a ciò che ti porti dentro, in quella singolare esperienza, che sarà diversa da altre, in contesti differenti, con vissuti differenti che fanno da sfondo.
Comunque non facciamo corsa sul posto o riscaldamento fisico come banalmente siamo abituati a fare in qualsiasi palestra.
La cosa è un pò diversa!
E' molto importante credo, anche chi conduca gli esercizi.
Ho avuto modo di confrontarmi con alcune amiche che mi hanno riferito di corsi di yoga condotti da maestri che impostavano l'esperienza come una cosa noiosa e "pesante".
Giacomo invece è particolarmente giocoso quando tiene il corso, è sicuro di sè, gioioso e trasmette serenità e fiducia.
Questo credo renda l'esperienza diversa da altre, unica, perchè ciascuno di noi è unico ed ha qualcosa di unico da offrire.
Vero: la sensazione che mi "aspetto di provare" facendo un'esperienza (di yoga come di qualsiasi altra cosa) è solo un'idea.
Sono d'accordo.
(E come potrei non esserlo?)
Però, mi domando:
fino a quando il contesto di una certa situazione (il contesto di una situazione come un incontro di yoga, giusto per restare in argomento...) può alterare la percezione della sensazione stessa?
Per essere più chiaro, ti faccio un esempio:
un foglio di carta moschicida non è ugualmente appiccicoso sia che io lo tocchi da solo e sia che io lo tocchi mentre mi trovo con delle altre persone?
Resta vero che ci sarà sempre chi troverà il suddetto foglio di carta moschicida più o meno appiccicoso (le esperienze che si possono fare di un dato fenomeno sono innumerevoli; cioè: uniche e personali), ma questo non significa che il suddetto foglio di carta moschicida appiccicoso non sia un foglio di carta moschicida appiccicoso.
(E' stato inventato apposta! E' appiccicoso! Serve per acchiappare le mosche!)
Così come nessuno potrà negare il fatto che toccandoci -- per quanto, comunque, in quantità irrisorie, modeste o pericolose -- noi esseri umani ci scambiamo dei microbi.
(Ma anche affetto, energie ecc. ecc.)
Logicamente c'è -- c'è stato e ci sarà sempre -- chi soffrirà per questo fatto e chi invece non ci farà mai caso.
[Poi, una domanda: come devo intendere il "Bene!" che hai scritto all'inizio della tua risposta?
Per il fatto che stiamo scrivendo entrambi sul forum dei Moai o per il fatto che io soffra (un poco) di chiraptofobia?]
Nero con la sensibilità che lo distingue ha montato le foto in una vitale presentazione.
Insieme all'intervento di Lilla narra le due giornate in tutti i loro aspetti, dandole un senso, un punto di vista attento e una prospettiva.
Purtroppo il video è troppo lungo e ho dovuto caricare solo la prima parte. guardatelo e dite la vostra!
Anche se non sono brava a descrivere le mie sensazioni ci proverò lo stesso.
Innanzitutto voglio ringraziarvi per la calorosa accoglienza e per l'ospitalità, sono stata veramente bene con voi, mi avete fatto sentire subito a mio agio.
Ho trovato infatti un ambiente sereno e gioioso che mi ha influenzato positivamente.
Di esercizi ne ho praticati pochi perchè sono arrivata tardi al seminario, ma sono bastati a farmi sentire serena e rilassata.
I "salti di vitalità" e la "pulizia mentale" mi sono piaciuti tantissimo, mi sono divertita e ho svuotato la mia mente dai pensieri "spazzatura".
Anche i massaggi sono stati piacevoli e poi... la cucina, ottime le lasagne!
Grazie Flavia e Luisa!
Infine un grazie a tutto il gruppo ed un arrivederci a presto!
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