piccoladorrit ci scrive: " Abbasso lo shopping. Evviva lo shopping.
Gli ultimi quarant’anni del nostro mondo all’insegna del consumismo. E di che ti vuoi lagnare? Preferivi le pezze al culo, le scarpe con le suole più volte rattoppate, i cappotti rigirati…?
In tutto questo tempo i negozi, come del resto le nostre anime, si sono omologati.
Tutti uguali, super o ipermercati, agglomerati fitti di stradine parallele fatte con muri di scaffalature zeppe di tutti i possibili articoli, multicolori, ma tutti ugualmente anonimi e alienati. Perfino nei reparti della frutta e della verdura dove ancora la merce non è insaccata o impacchettata, plasticata e colorata, broccoli, carciofi, insalate, pere e banane, e tutta l’altra compagnia fresca e naturale, fanno fatica a dirti: siamo qui, siamo ancora vivi e veri!
Lo stesso dove si vendono abiti, scarpe e oggetti vari: tutti uguali, grandi vetrine, luci, metallo e colori. Un mondo variopinto ma banale.
Invece, un tempo, quando entravi in un negozio, potevi trovarci un po’ di mistero, com’è proprio di una raccolta di cose. Come in una composizione, un quadro – una natura morta – coi suoi accostamenti e i suoi richiami segreti.
Come in una casa, con i suoi angoli remoti, tendaggi e ripostigli, le nicchie polverose e quelle lucenti. C’erano botteghe che sono in estinzione, c’era il cartolaio con la sua cura dei fogli e dei pennini, tutto sciolto a poche lire, c’erano le mercerie, che ancora resistono ma sono molte di meno, con i ripiani traboccanti di merletti e passamanerie, lane e bottoni. Perfino le librerie ormai si assomigliano tutte.
Ad Alice piace ogni tanto andare in giro per i negozi, guardare le vetrine; le piace immaginare una storia per gli oggetti che vede, l’aiutano a fantasticare. Non c è solo il comprare.
L’outlet sta in un vecchio palazzo del centro. Un locale ampio e nudo dal soffitto molto alto. Carina questa – dice la sua vicina che ha pescato una maglietta dalla grande cesta dove anche Alice sta frugando. Ne trova un esemplare anche lei e cerca un camerino dove provarlo. Ce n’è uno libero nell’angolo in fondo. Lo stanzino è un po’ strano perché le sue pareti sono rivestite di legno, tutto ripiani, come fosse stato preso da una libreria, c’è una polvere incredibile che prende al naso e ci si può muovere appena. E’ così che nel cominciare a spogliarsi Alice s’appoggia alla parete, sente prima premerle nella schiena i ripiani di legno sporgenti ma poi la pressione s’attenua: la parete si rivela una porta che si apre all’interno: c’è un po’ di luce ad illuminare un corridoio tappezzato di panni. Alice non sa perché ci s’infila dentro e va avanti. Il corridoio è un percorso circolare. I panni appesi sono stipati fitti, non si vede la muratura, e arrivano fino al soffitto; sono abiti di tutti i tipi e alcuni sembrano di altre epoche.
Alla fine del corridoio Alice si ritrova a rientrare nell’outlet dalla parte opposta a quella da cui se n’è allontanata e… tutto sembra molto cambiato. I vestiti esposti, per cominciare: sembrano tutti grigi. Corre quasi a toccarne qualcuno e sente sotto le sue mani un tessuto che non conosce, non sa decidersi tra la carta e la plastica. Lo tira, lo strizza nella mano, ma quello non si stropiccia e sembra robustissimo. Poi guarda la gente che c’è intorno e vede che ora indossano tutti gli stessi strani vestiti: sono anche questi tutti grigi. Cambiano solo i modelli che in verità sono alquanto bizzarri con strane volute rigide, e fiocchi, balze, creste e spalline. Alice guarda con angoscia verso l’entrata. Cos’altro di diverso troverà là fuori? Che il mondo sia cambiato in quei pochi minuti in cui ha percorso il corridoio?
Il futuro forse. Un mondo senza colori, come in un vecchio film - un ritorno al passato…
Un mondo che deve riconquistare il colore. Un percorso inverso e pure circolare per ritornare al punto di partenza. Recuperare la riflessione e l’analisi di un disegno a matita, per poi riappropriarsi della spontaneità e dell’intuizione dei colori, della fantasia, della vita.
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