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 LE FOIBE, UNA TRAGEDIA NEGATA
giuseppeiannozzi ci scrive: "
Il 10 febbraio: una data da ricordare. E tuttavia qualcuno fa finta di niente, riesce ancora a fare distinzioni pure fra i caduti dicendoli di serie A o B, o mostrando una totale indifferenza addirittura. Ciò non dovrebbe sorprendere in un Paese che, purtroppo, pullula di disonestà non solo politica e ideologica, e soprattutto privo di una qualsivoglia etica: è di pochi giorni fa la macabra notizia che alcuni cadaveri, temporaneamente disposti nell’obitorio di un noto ospedale torinese, venivano venduti a chi dava la tangente a certi infermieri.


Ebbene: non so se ci sia un limite a “toccare il fondo”, ma se c’è, noi italiani l’abbiamo abbondantemente superato di molte misure, così tante che se oggi Dante dovesse ri-scrivere la Commedia sarebbe costretto a trovare collocamento a tanti e tanti in nuove bolgie, o meglio: più drammaticamente attuali rispetto a quelle che, bene o male, conosciamo per sentito dire o perché abbiamo un ricordo di scuola ostinatamente vivo a pungerci le tempie.
Mi chiedo quanti ricordano le Foibe e soprattutto quanti sanno, storicamente parlando, cosa hanno significato e significano oggi: se provassi a interrogare un campione di italiani, a caso, nutro tema che avrei la brutta sorpresa di trovarmi di fronte a bocche spalancate, sorprese perché delle Foibe non saprebbero dire né un “se” né un “ma”.
Durante e alla fine della Seconda Guerra Mondiale, le foibe servirono per occultare un numero, a tutt’oggi imprecisato, di cadaveri. Gli occultamenti sono concentrati perlopiù in due periodi: il primo, successivo all’8 settembre 1943, cioè all’Armistizio tra Italia e Alleati, si svolse in Istria e Dalmazia; il secondo, successivo alla fine della guerra, si svolse a Trieste e a Gorizia tra maggio e giugno del 1945.
La Foiba di Basovizza, a pochi chilometri da Trieste, nel 1992 è stata dichiarata monumento nazionale, ed è anche la più conosciuta.
Le Foibe, usate prevalentemente per l’occultamento di cadaveri, erano per: vendicarsi di nemici personali, e/o per ottenere un immediato beneficio patrimoniale; dominare la popolazione italiana delle zone nevralgiche e contese; eliminare gli oppositori politici e i cittadini italiani che si opponevano alle politiche del maresciallo Tito.
Le Foibe vennero usate anche per inumare alla rinfusa i cadaveri degli scontri fra i combattenti e talvolta anche dei morti nei bombardamenti.
“Un riconoscimento troppo a lungo mancato, un dramma negato per ideologia”: così si è espresso il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, oggi, 10 febbraio 2007, alla cerimonia dedicata alle vittime delle Foibe. Il Capo dello Stato ha consegnato una medaglia d’oro e un diploma ai parenti di trenta italiani uccisi nell’ambito della persecuzione etnica scatenata dalle milizie titine tra Trieste e Fiume alla fine della Seconda Guerra Mondiale. “Non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità di aver negato o teso ad ignorare la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica il dramma del popolo giuliano-dalmata. E’ stata una tragedia rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali”, ha poi continuato Napolitano. “Oggi che in Italia abbiamo posto fine ad un non giustificabile silenzio, e che siamo impegnati in Europa a riconoscere nella Slovenia un’amichevole partner e nella Croazia un nuovo candidato all’ingresso nell’Unione, dobbiamo tuttavia ripetere con forza che dovunque, in seno al popolo italiano come nei rapporti tra i popoli, parte della riconciliazione, che fermamente vogliano, è la verità. E’ quello del Giorno del Ricordo è precisamente un solenne impegno di ristabilimento della verità”.
“Raccolgo l’esempio del mio predecessore a conferma del dovere che le istituzioni della Repubblica sentono come proprio a tutti i livelli di un riconoscimento troppo a lungo mancato”. Napolitano ha fatto stretto riferimento al suo predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, per sottolineare “il dovere che le istituzioni della Repubblica sentono come proprio, a tutti i livelli, di un riconoscimento troppo a lungo mancato delle tragedie di un intero popolo di istriani, fiumani e dalmati, che al confine orientale dell’Italia, dopo l’8 settembre ‘43, furono vittime di un moto di odio e di furia sanguinaria che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica.” Ha pure specificato, con uguale impeto oratorio: “Una tragedia la cui memoria ha rischiato di essere cancellata. […] La disumana ferocia delle Foibe fu una delle barbarie del secolo scorso, in cui si intrecciarono in Europa cultura e barbarie. Non bisogna mai smarrire consapevolezza di ciò nel valorizzare i tratti più nobili della nostra tradizione storica e nel consolidare i lineamenti di civiltà, di pace, di libertà, di tolleranza, di solidarietà della nuova Europa che stiamo costruendo da oltre 50 anni, e che è nata dal rifiuto dei nazionalismi aggressivi e oppressivi, da quello espresso nella guerra fascista a quello espresso nell’ondata di terrore jugoslavo in Venezia Giulia. La nuova Europa esclude naturalmente anche ogni revanchismo”.
Il Capo dello Stato ha poi aggiunto che questa memoria deve essere trasmessa ai giovani nello spirito della legge del 2004, che ha istituito il Giorno del Ricordo.
Gianfranco Fini, leader di An: “E’ stato molto bello quello che ha detto il Capo dello stato richiamando anche le parole del suo predecessore. E’ possibile ora avere una memoria condivisa, onorare il sacrificio di tanti connazionali che sono stati costretti all’esilio o trucidati perchè italiani. Ricordare è doveroso per tutti, soprattutto ora che finalmente gli italiani conoscono una pagina della storia che è stata per tanti anni negata a strappata”. E Francesco Rutelli: “l’Italia tributi un riconoscimento giusto e saggio ai famigliari delle vittime delle foibe e all’intero popolo giuliano-dalmata. E’ un bene che ciò avvenga con il largo consenso dell’intero schieramento politico e parlamentare, anche se questo riconoscimento è avvenuto tardivamente”. Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc: “Sulle Foibe il Capo dello Stato ha il coraggio e l’onestà intellettuale di dire le cose come stanno. Parole che gli fanno onore e rendono giustizia alla verità e ai martiri di uno dei periodi più bui della storia contemporanea. Parole che sono un monito sui danni gravissimi che un uso distorto dell’ideologia può provocare anche oggi”.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha parole molto chiare nel ricevere al Quirinale i familiari delle vittime delle foibe; e sottolinea che oggi l’Italia non può più dimenticare non solo il dramma che avvenne al confine orientale a partire dalla primavera del 1945, ma neppure la cosiddetta congiura del silenzio che ne seguì.

DI GIUSEPPE IANNOZZI
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